Ragioni economiche e di diritti civili per un distretto tecnologico e una legge sull’open Web in Italia

UPDATE:

Ieri 18 febbraio ho presentato all’evento “Editoria 2.0“, organizzato da Arturo Di Corinto, i perché economici e di diritti civili di una legge sull’open Web e di un grande progetto pubblico-privato di creazione di un distretto ICT sull’open Web nel Lazio, che sottendono al progetto del Open Media Park, la sua Visione Strategica dell’Open Media District. Vedi anche la Campagna “No ad Internet senza Web aperto” per una normativa per libero accesso al Web.

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“Salve, sono Rufo Guerreschi, A.D. del progetto Open Media Park, che il prossimo anno avvierà la realizzazione a Roma del il secondo parco tecnologico mediale d’Europa per dimensione, incentrato su tecnologie Web di prossima generazione (HTML5), con 13 partner leader italiani ed esteri.

In 3 minuti illustrerò l’enorme rischio per (1) l’economia editoriale italiana, (2) il pluralismo dei media e (3) per l’apertura del Web costituito dal predominio degli Over-the-Top e proporrò una precisa strategia di contrasto per l’Italia e la Regione Lazio.

Google e Apple nel mobile, Samsung nelle TV, e i loro partner di contenuti globali, stanno rapidamente rimpiazzando i broadcaster nel loro ruolo di gatekeer della fruizione di contenuti mediali, con conseguente potere di estrazione di valore economico e controllo editoriale.

Se questo scenario in Italia continua a rafforzarsi – come evidenziato dalla Fondazione Rosselli IEM - a produttori, aggregatori e detentori di diritti di contenuti italiani sono destinati ad aver un potere negoziale sempre più limitato per negoziare una condivisione equa del valore aggiunto generato dai propri contenuti.

Un dato che sintetizza tale egemonia .. Dal giugno 2011, il tempo passato dagli utenti di apparecchi mobili ad interagire con browser Web è stato superato dal tempo passato con applicazione scaricate da App Store proprietari (primariamente Android e iOS), ed oggi costituisce solo il 10% del tempo passato davanti a un apparecchio mobile.

Ma con i nuovi standard Web (HTML5), oltre il 95% delle principali applicazioni mobili potrebbe essere riprodotto con la stessa velocità , qualità grafica e facilità d’uso, come semplici siti/applicazione Web di nuova generazione… Ma i browser default e installabili sugli apparecchi mobili o TV non permettono di sfruttare le capacità di tali nuovi standard Web, con il pieno accesso alla memoria locale, scheda grafica grafiche e funzionalità dell’apparecchio (telefono, fotocamera, giroscopio, etc)

Ma il problema piu grande è il predominio sulla TV. L’apparecchio mobile infatti diventa rapidamente un primario strumento futuro di fruizione mediale nel salotto e sulla TV. Con la grande predominanza di pochi attori globali come Samsung e LG nelle TV connesse, sono in atto dinamiche simili e un affermazione delle piattaforme mobili come piattaforme dominante nel TV e box connesse.

Quindi, negli apparecchi mobili, TV e e-book, quindi, il World Wide Web – con la sua natura aperta, innovativa, competitiva, e di disintermediazione – è a rischio di diventare assolutamente marginale. Tale marginalità impedisce a produttori, aggregatori e detentori di diritti di contenuti italiani di tali soggetti di instaurare un rapporto diretto e disintermediato con gli utenti attraverso il Web.

Pensate che il fatturato pubblicitario previsto di Google in Italia per il 2015 è superiore a quello di Mediaset. Youtube ha aperto a feb 2013 estesi studi di produzione a Tokio con 13 partner locali incluse TV, dopo aver aperto a Londra e Los Angeles. Quando a Roma o Milano?

E ora la proposta. E’ ambiziosa, e richiede un grande coordinamento pubblico-privato, ma riteniamo i rischi e le opportunità coinvolte sono tali che riteniamo si possa fare.

Tale situazione di duopolio egemonico – e i suoi effetti sulla salute economica e il pluralismo dei media  - può essere invertita sostanzialmente in Italia attraverso una chiara strategia nazionale e della Regione Lazio fatta di 3 azioni:

• 1. un nuovo cluster distretto ICT italiano dedicato all’open Web, prodotto da una visione condivisa fra molti soggetti pubblico-privato, simboleggiato da un un parco tecnologico mediale dedicato

• 2. una forte normativa di contrasto a tali pratiche anti-competitive che - sulla scia della legge che dal luglio 2015 impone ad ogni TV venduta in Italia di supportare il DVB-T2 e la legge Europea che da anni obbliga Microsoft ad offrire la possibilità di istallare browser diversi da IE –  imponga ad ogni apparecchio mobile, e-book e TV in Italia di permettere agli utenti l’accesso pieno a contenuti Web indipendenti di ultima generazione, con pieno accesso alle funzionalità dell’apparecchio.

• 3. grandi investimenti di operatori mediali italiani nella creazione di competenze e ecosistemi di sviluppo di contenuti Web di prossima generazione coordinati

Vi invitiamo partecipare al secondo Open Media Forum II nel prossimo luglio 2013 dove cercheremo di allargare il consenso su questa proposta.

Rufo Guerreschi, A.D. Open Media Park

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