PERCHÉ ANCHE IN ITALIA IL TEMA DELLA CYBERSECURITY DETERMINERÀ LE PROSSIME ELEZIONI

(Questo post era originalmente un mero commento a un post del Blog di Grillo del 15 agosto 2017 a firma Associazione Rousseau. Lo scrissi sul cellulare di ritorno in auto da ritiro buddista in Toscana. Beppe Grillo lo ha ri-postatato il 16 agosto 2017 come post “ospite”, con mia somma e gradita sorpresa, ancorchè senza correggere i refusi. Segue di seguito una versione corretta di tali refusi).

Come riporta bene Raffaele Barberio, il 13 e 14 agosto, articoli in prima pagina della Repubblica descrivono, con orribile qualità ed analisi, presunti scoop su falle critiche di cybersicurezza dello stato. Essi seguono a distanza di giorni due leaks di dati acquisiti per mezzo di falle di sistemi interni M5S, misti a critiche sulla non trasparenza di tali sistemi.

Ancorché sia i sistemi critici dello stato e sia del M5S siano terribilmente inadeguati, le tempistiche e modalità di tali leaks, hacks e articoli portano a pensare che essi possano essere utilizzati per spostare decisamente l’esito delle prossime elezioni, come successo in USA e quasi in Francia.

Se immaginiamo una semplice applicazione in Italia delle dinamiche delle recenti elezioni in USA e Francia, vediamo come il sistema Rousseau può esser visto come l’equivalente nell’M5S dell’improvvido mail server della Clinton – e dei sistemi di comunicazione interna del Partito Democratico USA – che costarono elezioni alla Clinton.

Vediamo se ci sono gli elementi.

-In Usa e Russia, vi sono spesso stati capi di stato che erano ex capi dei servizi segreti (Putin, Bush senior) e in Italia ancora no.

-Minniti, per decenni a capo dei servzi e quindi della cybersicurezza, è lanciato dal governo e PD come leader dell’agenda del giorno immigrazione, e quindi come leader.

– A giugno ci fu un attacco frontale, menzognero e premeditato di Renzi in prima serata contro Angelo Tofalo, principale esponente M5S di cybersicurezza.

-La gestione pessima ad oggi della cybersicurezza interna da parte del M5S, li espone fortemente a critiche, leaks e hacks ben temporizzate, da parte di molteplici attori, per manipolare l’agenda mediatica.

Proviamo ad immaginare una possibile strategia di forze politiche e mediatiche avverse al M5S. Eccola.

Attaccando PD e Minniti con sparate di grandi hackeraggi basate sul quasi niente, la Repubblica ottiene di: (1) consolidare il tema cybersecurity come centrale per elezioni (ancorché in maniera completamente sballata), (2) legittimarsi come testata indipendente sul tema agli occhi di chi non sa del settore, senza criticare minimamente le gravi effettive falle di sicurezza dello stato PD e (3) si apre quindi il campo ad attacchi molto più mirati per rilanciare in controcanto ogni leak in un probabile futuro stillicidio sulla sicurezza sistemi M5S.

In più possono contare di essere coadiuvati, ancorché indipendemente e con fini diversi, da hacker di ogni tipo: stati esteri, hacker indipendenti simpatizzanti PD, e hacker etici simpatizzanti dei fini del M5S ma non interamente dei mezzi (come WikiLeaks e Anonymous) e fortemente critici di alcune sue pratiche digitali e organizzative autocratiche.

Come può l’M5S salvarsi da tale stillicidio e le sue conseguenze?

Segnare una svolta andando a promuovere un modificato programma di cybersecurity – sia per i sistemi interni che per i sistemi del paese – che siano davvero radicali e all’avanguardia mondiale, per restaurare la sovranità digitale dello stato, dei cittadini e degli iscritti al M5S.

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