M5S e cybersicurezza: non si vede ancora alcuna svolta

Alla recente kermesse a Trieste ““DAL V-DAY A ROUSSEAU – DIECI ANNI DI PARTECIPAZIONE” si è scelto di identificare il Movimento con Rousseau, mettendolo prominentemente nel titolo ed anche come ad ogni singolo speaker.

Identificare il Movimento con la specifica piattaforma Rousseau – invece che con “la “partecipazione” dei cittadini, anche online” – è un enorme errore, come feci notare nel mio commento del 16 agosto ripubblicato sul Blog di Grillo, e in successivi post nel blog della Open Media Cluster.

Tale scelta lega ancor di più l’essenza e il senso stesso del movimento alla successo dell’attuale versione di una piattaforma informatica – enormemente inadeguata alla criticità del suo utilizzo – nel prevenire gravi hacks temporizzati da parte di attori statali e/o molto determinati, cosa difficilissima

Dal mio commento del 16 agosto, ripubblicato dal Blog di Grillo, nonostante io abbia indicato soluzioni di breve termine, richiesto confronti ai principali interlocutori, tutti, a parte Barillari, hanno scelto di andare dritti e uniti, e rimandare a dopo la risoluzione di questo problema, e perfino la sua ammissione.

Li capisco, in qualche misura, ma è comunque un gravissimo errore a cui spero ancora vogliano porre rimedio. A tal fine, ed in linea con quanti suggerito il 16 agosto, potete trovare sul nostro blog una prima bozza di proposta partecipata di Programma di Cybersicurezza per l’Italia 2018-2023, che riteniamo doterebbe il paese e le sue forze politiche di tecnologie idonee all’eservizio della loro funzione democratica, oltre a notevoli vantaggi di sviluppo economico.

Dove sono gli esperti di sicurezza italiana che dovrebbe farsi sentire? Perchè anche quelli vicini da sempre al PD non dicono una parola e non fanno una proposta?! Forse perchè è bene tenerseli buoni che poi magari saranno al governo? Mah, si potrebbe dire che è proprio facendo così fino ad oggi che molti di essi sia assorta al riconoscimento di esperti agli occhi di media e politici …

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PERCHÉ ANCHE IN ITALIA IL TEMA DELLA CYBERSECURITY DETERMINERÀ LE PROSSIME ELEZIONI

(Questo post era originalmente un mero commento a un post del Blog di Grillo del 15 agosto 2017 a firma Associazione Rousseau. Lo scrissi sul cellulare di ritorno in auto da ritiro buddista in Toscana. Beppe Grillo lo ha ri-postatato il 16 agosto 2017 come post “ospite”, con mia somma e gradita sorpresa, ancorchè senza correggere i refusi. Segue di seguito una versione corretta di tali refusi).

Come riporta bene Raffaele Barberio, il 13 e 14 agosto, articoli in prima pagina della Repubblica descrivono, con orribile qualità ed analisi, presunti scoop su falle critiche di cybersicurezza dello stato. Essi seguono a distanza di giorni due leaks di dati acquisiti per mezzo di falle di sistemi interni M5S, misti a critiche sulla non trasparenza di tali sistemi.

Ancorché sia i sistemi critici dello stato e sia del M5S siano terribilmente inadeguati, le tempistiche e modalità di tali leaks, hacks e articoli portano a pensare che essi possano essere utilizzati per spostare decisamente l’esito delle prossime elezioni, come successo in USA e quasi in Francia.

Se immaginiamo una semplice applicazione in Italia delle dinamiche delle recenti elezioni in USA e Francia, vediamo come il sistema Rousseau può esser visto come l’equivalente nell’M5S dell’improvvido mail server della Clinton – e dei sistemi di comunicazione interna del Partito Democratico USA – che costarono elezioni alla Clinton.

Vediamo se ci sono gli elementi.

-In Usa e Russia, vi sono spesso stati capi di stato che erano ex capi dei servizi segreti (Putin, Bush senior) e in Italia ancora no.

-Minniti, per decenni a capo dei servzi e quindi della cybersicurezza, è lanciato dal governo e PD come leader dell’agenda del giorno immigrazione, e quindi come leader.

– A giugno ci fu un attacco frontale, menzognero e premeditato di Renzi in prima serata contro Angelo Tofalo, principale esponente M5S di cybersicurezza.

-La gestione pessima ad oggi della cybersicurezza interna da parte del M5S, li espone fortemente a critiche, leaks e hacks ben temporizzate, da parte di molteplici attori, per manipolare l’agenda mediatica.

Proviamo ad immaginare una possibile strategia di forze politiche e mediatiche avverse al M5S. Eccola.

Attaccando PD e Minniti con sparate di grandi hackeraggi basate sul quasi niente, la Repubblica ottiene di: (1) consolidare il tema cybersecurity come centrale per elezioni (ancorché in maniera completamente sballata), (2) legittimarsi come testata indipendente sul tema agli occhi di chi non sa del settore, senza criticare minimamente le gravi effettive falle di sicurezza dello stato PD e (3) si apre quindi il campo ad attacchi molto più mirati per rilanciare in controcanto ogni leak in un probabile futuro stillicidio sulla sicurezza sistemi M5S.

In più possono contare di essere coadiuvati, ancorché indipendemente e con fini diversi, da hacker di ogni tipo: stati esteri, hacker indipendenti simpatizzanti PD, e hacker etici simpatizzanti dei fini del M5S ma non interamente dei mezzi (come WikiLeaks e Anonymous) e fortemente critici di alcune sue pratiche digitali e organizzative autocratiche.

Come può l’M5S salvarsi da tale stillicidio e le sue conseguenze?

Segnare una svolta andando a promuovere un modificato programma di cybersecurity – sia per i sistemi interni che per i sistemi del paese – che siano davvero radicali e all’avanguardia mondiale, per restaurare la sovranità digitale dello stato, dei cittadini e degli iscritti al M5S.

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Intelligenza Artificiale ed Intelligenza Collettiva

E se la soluzione per l’Intelligenza Artificiale fosse l’Intelligenza Collettiva?! Chissa che la chiave del successo – nel controllo umano, allineamento ai valori umanità, e redistribuzione dei benefici – dell’Intelligenza Artificiale futura è la governance delle organizzazioni umane criticalmente coinvolte formalmente (proprietà, ricerca, regulamentazione) e informalmente (hacking). Una Singularity AI positiva per la larga maggioranza degli umani, infatti, sarà niente altro che il prodotto collaterale (“by-product”) di efficaci forme di Intelligenza Collettiva transnazionale – ovvero di governance transnazionale altamente democratica e competente – in ambiti critici, a partire da: mainstream media control, cybersecurity, AI. Alla fine il problema del futuro di AI, e quindi della razza umana, non è un problema tecnologico, ma esclusivamente un problema di governance che vada a produrre e regolare tecnologie e standard di AI che realizzino le enormi opportunità della AI invece dei suoi peggiori incubi.

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Comment on the new ENISA Report Threat Landscape

ENISA Threat Landscape 2016 report: cyber-threats becoming top priority
https://www.enisa.europa.eu/news/enisa-news/enisa-threat-landscape-2016-report-cyber-threats-becoming-top-priority/

If IT security boils down to that of the weakest “link”, then what is the sense arbitrarily limiting the scope of the annual EU ENISA Cyber Threat Reports by exclude some “links” such as the entire supply chain. Why is that?!

US Defense Science Board said already in 2005: “Trust cannot be added to integrated circuits after fabrication”.

In the Thematic Landscape Hardware document, vulnerabilities introduced during the fabrication and supply chain are out of scope. They say: “According to the scoping performed in Section 1.1, supply chain security aspects which are relevant for invasive/integrated modification of hardware was not in scope of the good practice research.”

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Even Google starts admitting AI great risks and hinting at the right direction

The CEO of Google DeepMind is worried that tech giants won’t work together at the time of the intelligence explosion
http://www.businessinsider.com/google-deepmind-demis-hassabis-worries-ai-superintelligence-coordination-2017-2?IR=T

Absolute must read for those that think AI Superintelligence explosion may be just science fiction or decades away. Even the largest groups that have huge economic interests in downplaying the risks of AI, are now clearly spelling out the risks and the hinting in the right direction. Conforting.

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Sono lo SPID e il software libero sufficienti per una partecipazione deliberativa elettronica comunale in larga scala?!

Con la conquista di 2 grandi città, il Movimento Cinquestelle ha finalmente l’occasione e le risorse per realizzare la promessa democrazia diretta, online e non, in larga scala. Il programma prevede un forte consolidamente e estenzione degli istituti di partecipazione e la progressiva estenzione a tutti i cittadini di strumenti online di partecipazione in larga scala e deliberativa – invece che meramente consultiva – al processo deliberativo dell’amministrazione comunale.

La presidente degli Stati Generali dell’Innovazione, Flavia Marzano – da 15 anni una dei leader italian delle battaglie per il software libero, formati aperti e dati aperti nella pubblica amministrazione – è stata invitata ad essere il nuovo Assessore alla “Roma Semplice” da parte della nuovo amministrazione capitolina M5S. Avrà l’onere, onore e sfida di sviluppare tecnologie e processi ICT che – non solo supportino una radicale trasparenza per combattere la malapolitica – ma vadano realizzare l’agognata democrazia diretta digitale.

La maggioranza degli esperti e giornalisti del settore pensano che l’utilizzo di software e open source della parte server, e l’applicazione del livello 3 dello SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale – ovvero i sistemi di sicurezza comunemente usati per i servizi bancari – possano essere sufficienti per minimizzare sufficientemente i rischi.

As esempio, il vicepresidente di Stati Generali dell’Innovazione, Nello Iacono, ha fatto delle proposte in un post del 23 giugno:

“Alcune riflessioni sulla spinta possibili per Spid: una sua diffusione rapida consentirebbe di renderlo fattore abilitante della cittadinanza digitale e della partecipazione dei cittadini, consentendo di ridurre drasticamente costi e tempi”

Similarmente, il progetto Parelon, sviluppato da volontari del M5S Regione Lazio con risorse solo volontarie e limitate, ha centrato la sua sicurezza su l’utilizzo e sviluppo in sofwtare libero (e.g. open source) e sistemi di autenticazione con chiavetta bancaria (one time password generator). Cionostante, essi ammettono come il loro sistema debba rinunciare alla confidenzialità del voto per offrirne sufficienti livelli di sicurezza. Cosa che può essere accettabile, epr scelta, per un partito, ma è costituzionalmente vietato per il voto politico e amministrativo.

Molti fanno riferimento al voto elettronico online della Estonia (patria dell’attuale Commissioner IT della EU) oppure in qualche zona della Svizzera a livello semisperimentale.

Gli obiettivi e l’idea di base sono di tali proposte sono encomiabili: far si che il desiderio di alcune nuove amministrazioni di espandere in larga scala le possibilità di partecipazione civica online dei cittadini, deliberativa e non solo consultiva -utilizzando i nuovi standard per transazioni e comunicazioni informatiche private e sicure, lo SPID, Sistema Pubblica di Identità Digitale – possa essere sfruttata inoltre per: (a) rendere più semplice ed economica l’interazione del cittadino con l’amministrazione; (b) diffondere fra i cittadini tale SPID, in modo da possa rendere più efficienti le transazioni economiche ed realizzare risparmi potenzialmente enormi di denaro pubblico derivanti dalla dematerializzazione di servizi della pubblica amministrazione.

Tale obiettivi, d’altronde, si scontrano con il fatto che vi è un largo consenso fra i massimi esperti di sicurezza informatica al mondo che anche il terzo e massimo livello dello SPID – come anche ogni altro standard di sicurezza esistente, finanche quello per l’ICT abilitato a trattare segreto di stato – forniscono livelli di sicurezza o privacy che sono ad oggi molto lontani dal fornire garanzie sufficienti contro abuso di larga scala di sistemi di voto online o partecipazione deliberativa online dei cittadini, come ad esempio quello di propossa e sottoscrizione di una proposta di legge ad iniziativa popolare. L’associazione Verified Voting, che aggregò gli esperti sopramenzionati, spiega bene perchè le tecnologie e metodi di sicurezza che usiamo per le transazioni bancarie, controintuitivamente, sono radicalmente inidonee per proteggere il voto dei cittadini.

Ogni report di organi riconosciui delle elezioni in Estonia, ha rivelato un’enorme quantità di vulnerabilità, che porta a concludere che attori con capacità anche moderate possano aver alterato i voto esperssi via internet in tali elezioni, e possano ben farlo in futuro dato che l’Estonia ha preferito investire in pubbliche relazioni che non invece, prendere atto pubblicamente dell’entità della sfida, ed investire adeguatamente nella ricerca di soluzioni adeguate.

I cittadini, sono per lo più tenuti all’oscuro di tali rischi del “voto online” ed anche della grande probilità di abusi già avvenuti e non scoperti, con ricorrenti richiami a migliorare la democrazia attraverso un semplice “voto dal tablet” di vari politici, incluso il M5S, eccetto per qualche sporadico articolo che sottolinea le grandi sfide che prima bisogna affrontare. Anche dopo un battage pubblicitario gigantesco e planetario, nella Estonia E-residency, centrato sulla sicurezza e confidenzialità offerta, hanno creduto in sole 10.000 persone.

A differenza di altri in SGI, Flavia Marzano ha mostrato di essere ben cosciente delle sfide tecniche, organizzative e procedurali che comporta l’offrire in larga scala le possibilità di partecipazione civica online dei cittadini, deliberativa e non solo consultiva. Fu la Marzano, nella primavera del 2014, in qualità di Presidente degli Stati Generali dell’Innovazione (SGI) – la primaria NGO del settore IT solidamente in area PD – che accettò di partecipare all’iniziativa della Open Media Cluster di convocare 2 incontri in Regione Lazio con i capogruppo di PD, M5S e SEL, o loro diretti delegati, per una campagna di legge per il “software libero, hardware documentato, partecipazione e servizi telematici trasparenti”.

Tale proposta di legge, ad oggi nemmeno discussa dal consiglio a maggioranza PD, prevede che ogni servizio critico al cittadino, come e-health o partecipazione online, debba obbligatoriamente essere offerto in rispetto di “servizi telematici trasparenti“, derivato dal concetto di telematica trasparente (evoluto ne concetto di trustless computing della Trustless Computing Initiative) – che prevedono requisiti di verificabilità e livelli di verifica estremi in relazione ala complessità per ogni tecnologia o processo critico coinvolto – dal lato server e dal lato utente – nella fruizione o nel ciclo vita della soluzione, dalla definizione degli standard, an design del CPU, al monitoraggio della fase di fabbricazione. Dopo settimane di enorme pazienza e solleciti da parte di Davide Barillari, portavoce del M5S regione Lazio, il PD e SEL continuavano a comunicarci come fossero in attesa di coinvolgimento di loro esperti per valutare le nostre proposte.

Negli stessi giorni, come risultava evidente che il PD non avesse ne la volontà politica e ne la capacità tecnica di proporre una seria legge sul tema, la direzione generale degli Stati Generali dell’Innovazione bocciò ogni coinvolgimento della SGI stessa nella campagna, nonostante il suo successo e il fatto che Richard Stallman stesso, investore del software libero, fosse venuto a Roma per promuoverla, e ripetuti solleciti da parte della loro presidente. Come sempre in Italia, è difficile concludere quanto dichiarazioni gravemente erronee circa temi assolutamente vitali per la democrazia e la società, da parte di soggetti coinvolti nell’ICT per la PA, siano dovuti a sottomissione politica o a grave impreparazione tecnica.

Molto del silenzio che si è sentito (il silenzio fà un rumore tremendo) su questi temi da parte del M5S, con pochissime eccezioni di Davide Barillari e pochi altri, rischia di trasformare un’enorme opportunità di rilancio del paese in un incubo di votazioni manipolate e, nella misura in cui se en potrà comprovare la comprommissione, una conseguente forte delegittimazione del M5S nella sua capacità di realizzare responsabilmente il suo primario obiettivo di sempre.

Come disse bene George Orwell: “In un tempo di universale inganno, dire la verità è un atto rivoluzionario“. Sono ben cosciente dell’enorme costo di dire la verità, per quasi tutti in questo paese, ma è venuto il momento di dire la verità sull’entità della sfida tecnologica, socio-tecnica ed organizzativa della democrazia diretta online.

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What EU member states should do after Brexit

What EU member states should do after Brexit:

  1. Push for more empowered EU with more effectiveness, expanding the vote by majority for further unification
  2. Negotiate ruthless economic terms with UK after exit in order to discourage other member states that may want to do the same (it is very concerning that UK stocks lost 2% while Paris and Milan lost 8 and 12%
  3. Assume other nations will leave in the next years, and that will be just fine as it will make life easier for those that remain.
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Marco Pannella: quello che ha fatto, e quello che ci lasciato da fare

Marco Pannella è stato un enorme beneficio per la democrazia, la libertà e il benessere degli italiani.

Ha sempre scelto di mettere al centro delle sue battaglie i diritti civili, la dignità umana e la democrazia diretta, le questioni più fondamentali e centrali che determinano in maniera assoluta l’efficienza di un sistema democratico nel perguire il benessere dei suoi cittadini.

Ha utilizzato tattiche assolutamente brillanti ed efficaci per arrivare direttamente al cuore della gente e portare all’attenzione o smuove un gran numero di cittadini.

Ha creato in larga parte una larga classe dirigente di persone  molto capaci ed oneste, come Mario Staderini e Marco Cappato, eccetto per alcune eccezioni di soggetti che evidentemente hanno usato il suo movimento per approdare ad altri lidi per motivi politici o di interesse personale.

La pecche maggiori che gli riconosco, e che forse la nuova dirigenza potrà colmare per il successo del loro movimento, sono:

  • Non aver sviluppato forme di coerenti democrazia interna, che fossero coerenti con i principi proclamati di democrazia diretta. Mancanza che è stata ereditata purtroppo dal M5S, fino ad oggi.
  • Aver sottovalutato l’enorme questione dell’accentramento del controllo dei mezzi d’informazione privati, prima di Mediaset e oggi dei colossi stranieri.
  • Non esser stato in grado di attrarre dirigenti in grande di delineare un valida e solida visione per la difesa dei diritti civili e la partecipazione democratica nell’suo e attraverso i mezzi digitali

Ciao Marco,

Grazie di tutto!

Rufo

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Comune di Roma leader mondiale nella democrazia elettronica digitale?!

UPDATE May 20th 2016: una versione estesa ed aggiornata di questo post la trovi qui.

Con le elezioni comunali di Roma del 2016 è per la prima volta possibile che il Movimento Cinque Stelle possa controllare ed amministrare un grande comune d’Italia, il più grande. Sarà un’enorme occasione e responsabilità per dimostrare di poter mettere in pratica i principi di partecipazione, trasparenza e lotta contro corruzione e privilegi tanto affermati fino ad oggi dall’opposizione.

Sarà altresì occasione di implementare con risorse adeguate e sul larga scala, i principi della democrazia diretta e partecipativa fortemente affermati dal movimento, attraverso innovative politiche, tecnologie e processi.

Sarà interessante vedere quali sistemi il Comune di Roma deciderà di adottare, ovviamente attraverso bandi di gara, e in che misura soluzioni attualmente disponibili sul mercato possano fornire livelli di inclusività, di sicurezza e privacy che richiede la Costituzione Italiana, la Carta Europea dei Diritti dell’uomo, e probabilmente i cittadini di Roma, e una buona parte del 97% dei votanti romani del Movimento che hanno scelto di non utilizzare gli strumenti di partecipazione online gratuiti predisposti dal Movimento.

L’amministrazione entrante potrebbe prendere atto della mancanza di tali strumenti e quindi attivare da una parte bandi di gara a breve termine per una fornitura di strumenti per un utilizzo in bassa-scala e/o sperimentale, ed al contempo bandi di gara a lungo termine – in linea e coordinamento con programmi EU pre-commercial procurement, che includano un sostanziale livello di ricerca applicata e sostanziale innovazione di sistemi esistenti per soddisfare i requisiti di cui sopra.

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“Head of NSA’s Elite Hacking Unit: How We Hack” by ABC News

ABS News come out with this article:

http://abcnews.go.com/International/head-nsas-elite-hacking-unit-hack/story?id=36573676

In assessing the veracity and completeness of what the head of NSA Tao says here we should consider it’s important part of its agency mission that hundreds of thousands of potential mid-to-high targets, legit or not, overestimate the manual (as opposed to semi automated) resources and efforts they need to devote per person to continuously compromise them. See NSA FoxAcid and Turbine programs.

So these targets will think NSA “endpoint target list” is small and does not include them, and therefore are fine with end-2-end encryption, and merely moderate or high assurance endpoints, like Tor/Tail, Signal on iOS, or an high end cryptophone.

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Il documentario su Garry Davis, l’assemblea costituente globale e l’intelligenza artificiale

Perchè la visione di Garry Davis di un’assemblea costituente globale è più attuale oggi di allora, oltre 70 anni dopo, dinanzi a minacce per l’umanità ancor maggiori del rischio nucleare.  

E’ iniziato un tour mondiale per la visione della versione pre-finale del documentario “My Country is the World” (“la mia patria è il mondo”) sull’incredibile avventura del primo cittadino del mondo, Garry Davis.

Il documentario, di 79 minuti, incomincia con una testimonianza dall’attore Martin Sheen, che partecipa alla promozione di un progetto collegato di film che è in via di realizzazione. Ecco un trailer di 7 minuti su youtube.

Nel novembre 1948, con una storica intuizione, Garry Davis, attore di Broadway ed ex-pilota USA durante la seconda guerra mondiale, rinunciò volontariamente alla propria nazionalità nel 1945 a Parigi, per dichiararsi cittadino del mondo. Fu il primo cittadino americano della storia a farlo, e prese residenza nella terra franca della prima sede dell’ONU a Parigi in una tenda, chiedendo l’effettiva costituzione di una democrazia globale.

Personalità come Jean Paul Sartre, Eleanor Roosvelt, Camus ed Einstein lo indicarono come simbolo di quello che l’ONU sarebbe dovuto e potuto diventare in quei mesi chiave. Seguendo l’esortazione di Eleanor Roosvelt di “avviare senza indugio un governo mondiale internazionale1, Garry divenne protagonista di un grande movimento sociale e politico che – con manifestazioni di decine di migliaia di persone e azioni spettacolari – chiedeva la convocazione di una vera e propria Assemblea costituente mondiale.

Da allora, creò un servizio di emissione di passaporti mondiale, ed un movimento di cittadini del mondo, che distribuì oltre 950.000 passaporti a cittadini del mondo.

Viaggiò, promosse e scrisse fino all’età di 91 anni, fedele alla sua visione, traversando dozzine di paesi con il passaporto mondiale e attraversando le frontiere diverse decinedi volte. Dopo alcuni decenni il documento è stato riconosciuto formalmente da dozzine di paesi, come documento d’identità secondario, ed in pochi casi come primario.

Tra gli articoli sulla stampa internazionale in occasione della sua morte avvenuta nel 2013 vi sono, quello del New York Times, del Telegraph, oltre ad un breve pezzo dell’Internazionale.

Einstein ebbe a dire: “Mark my words, this boy, Garry Davis, has grasped the only problem which deserves the devotion of contemporary man… the survival of the species. It is a question of knowing whether mankind – the universe of man – will disappear by its own hand, or whether it will continue to exist.”

Dalla rivoluzione francese e americana, le democrazie nazionali sono sempre state create attraverso assemblee costituenti, con rivoluzioni o sommovimenti più o meno violenti. E’ tmepo di riconoscere senza mezzi termini che l’approccio incrementale adottato per la creazione di istituzioni democratiche a livello internazionale è stato completamente fallimentare sia a livello europeo che a livello delle Nazioni Unite.

Dopo tanti decenni, gli stati economicamente più forti (nel caso dell’UE) e i vincitori dell’ultima guerra mondiale (nel caso dell’ONU) si sono consolidati in forme di egemonia oligopolistica con piccoli passi avanti nei processi di integrazione per dare l’impressione di un progresso che, dopo 70 anni, possiamo dire con certezza di essere completamente immaginario.

Oggi come allora,  la via verso la democrazia mondiale ed europea passa per un pieno processo costituente transnazionale. Non ci sarebbe nessun bisogno di forzare gli Stati che possono decidere di non aderire attraverso un referendum popolare, o con decisione parlamentare. Basterebbe che gli Stati che vogliono andare avanti creino una prima assemblea costituente transnazionale, aperta a future adesioni con le stesse condizioni. Il tutto potrebbe anche avvenire all’interno delle Nazioni Unite attraverso un UN caucus dedicato, come delineato in una proposta2 approvata dall’assemblea generale del World Federalist Movement nel 2007.

Ma tutto ciò, come intuì Garry Davis, non potrà mai avere successo, senza un supporto di un vasto movimento sociale e di singoli cittadini globali – oltrechè di città – che solo può fornire i necessari strumenti di controllo e di rappresentatività dei processi costituenti. Ancora Einstein disse “A supra-national institution must have enough powers and independence if it shall be able to solve the problems of international security. Neither can one nor has one the right to leave the taking of such a decisive step entirely to the initiative of the governments.

C’è bisogno di movimento che non chieda riforme graduali ma, con chiarezza e determinazione, l’unico primo passo passo verso la democrazia mondiale: la democrazia mondiale stessa. Davis ha sempre considerato che il più grande ostacolo alla creazione di una democrazia globale è stata la proprio la focalizzazione di Stati e e individui nel migliorare in modo incrementale processi costituenti gravemente inadeguati avviati con l’UE e l’ONU.

Molto più che semplicemente disperdere energie, la legittimazione di processi tali costituenti corrotti e castrati sin dalla nascita – spesso per precisi interessi geo-strategici di breve o lungo periodo – ha impedito più di ogni altra cosa la costituzione di veri processi costituenti globali.

Ma negli ultimi anni, con l’incredibile accelerazione dello sviluppo delle tecnologico, l’umanità non può più permettersi di essere guidata da poche centinaia di super ricchi, finanzieri e imprenditori informatici di enorme successo, e dagli interessi dei governi dei paesi più forti, spesso enormemente influenzati da potentati economici, mass-mediatici, e militari-industriali.

La posta oggi è infatti è ancora più alta del rischio nucleare che guidò e sospinse la creazione dell’ONU dopo la seconda guerra mondiale.

Ai rischi nucleari,sotto molti aspetti irrisolti e accresciuti, si sono aggiunti crescenti e sinergici rischi di catastrofi umanitarie – come cambiamenti climatici, guerre ibride, nuove pandemie, nonchè prospettive di “consolidamento di forme durevoli di governanza globale inumana1 . 

Ma il rischio supremo, che si spera potrà dare una spinta sufficiente per la creazione di una democrazia mondiale, è il rischio per la sopravvivenza stessa dell’umanità, nell’orizzonte dei prossimi 10-70 anni, dovuto allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

E’ di ieri infatti la notizia che un gruppo di aziende ed investitori della Silicon Valley, legati a Facebook e Google, hanno investito 1,000,000,000 (un miliardo!) di dollari in un centro di ricerca non-profit per l’avanzamento dell’intelligenza artificiale.
I suoi creatori e finanziatori, da una parte riconoscono che “E’ difficile financo immaginare quanto l’invenzione dell’intelligenza generale di livello umano possa beneficiare l’umanità, ed è equalmente difficile immaginare quanto essa la possa danneggiare se costruita o usata incorrettamente4.

Ma dall’altra essi definiscono il proprio ruolo come “sarà importante avere un’istituzione di ricerca guida che possa dare priorità ad un buon risultato finale per tutti rispetto ai suoi stessi interessi5. Tali soggetti si sentono, evidentemente, completamente a loro agio nell’immaginare in mano a pochi tecnocrati di successo – e la loro etica, interessi, visioni, e sogni d’immortalità – la governance mondiale della più grande sfida che l’umanità abbia mai affrontato.

Sfida che nell’arco di pochi o pochissimi decenni porterà, con ogni probabilità, a cambiamenti che non hanno precedenti nella storia dell’umanità, fin dalla nascita della vita biologica sul nostro pianeta.

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NOTE

1 La Roosevelt disse: “During a plenary session in the General Assembly, this young man tried to make a speech from the balcony on the subject of how incompetent the United Nations is to deal with the questions before it. How much better it would be if Mr. Davis would set up his own governmental organisation and start then and there a worldwide international government”

2http://www.rufoguerreschi.com/2007/08/29/a-un-blessed-but-democratic-world-constituent-assembly/

3Come disse egregiamente Richard Falk.

4From the OpenAI home page, on Dec 14th 2015: “It’s hard to fathom how much human-level AI could benefit society, and it’s equally hard to imagine how much it could damage society if built or used incorrectly.”

5From the OpenAI home page, on Dec 14th 2015: “… it’ll be important to have a leading research institution which can prioritize a good outcome for all over its own self-interest.”,

 

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We arw alredy in a “digital explosion” a head of Gartner says

said Christian Byrnes, managing vice president at Gartner. “An inflection point in business and technological innovation has occurred, which we refer to as the ‘digital explosion’ and the ‘race to the edge.'”

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“Islamic” terrorism and western state-terrorism can only be reduced together

Today, there was an islamic terrorist massacre in Paris.

Aside from madness, what could the Paris Massacre terrorists, and those that support or strategize behind them, possibly have aimed to achieve?!

It can only be an increase of fear and hate among innocent civilian of 2 different religious faiths and cultures, that would lead to more war in Islamic states, and then to the coming to power of more fanatic irrational regimes that claim to represent true Islamic faith.

But more war in islamic states, with “collateral” massacres and injustices towards millions of islamic civilians, is unfortunately a goal that – for Cristian religious fanaticism and hate, political misjudgment or huge economic interests – has also been very actively promoted by some western private (oil and defense contractors) and governmental actors.

We can’t fight one without the other.

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Welcome to Linear City 2.0, a social and human urban redevelopment concept

For my master thesis in Public Policy and Regional Planning at Rutgers University in 2000, I defined in fine detail an ethical vision I had in 1998 that convinced me to pursue that Master in that school: the technical, political and conceptual business plan for a LINEAR CITY (1.0), i.e. a large-scale intermodal urban corridor RE-development, heavily centered on public transport and light electric vehicles, to make cities social, human and ecologically sound. I even had full 3D animations done by myself with amazing detail:
www.linearcity.org

WELCOME TO LINEAR CITY 2.0

Fifteen years later – given all the advances in self-driving vehicles, and the fact that Linearcity that it will still take many years before they are authorized on the streets, and decades before they reach majority of cars – my Linearity concept could be amended by substituting all feeder systems to the main subway/train – which are in version 1.0 a mix of mixed-grade bus and automated guided buses (i.e. with driver!) – with pure self-driving small buses, but on a mix of separate-grade and mixed-grade. In some case, separate-grade may just be a preferential line well-marked on the asphalt, and sidewalk pedestrian warning, without physical separation.

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Some comments on the Preamble of the Italian Internet “Bill of Rights”

Last July 2015, the Italian parliament approved, through a motion, an Italian Internet “Bill of Rights”. We greatly admire and support the motives of the drafters, many of which are friends, but we believe it necessary to highlight some serious shortcomings to its approach, starting with its Preamble.

PREAMBLE

It has fostered the development of a more open and free society.

This is very arguable. A large majority of digital rights activists and IT security and privacy experts would disagree that, overall, it has.

The European Union is currently the world region with the greatest constitutional protection of personal data, which is explicitly enshrined in Article 8 of the EU Charter of Fundamental Rights.

This is correct, although Switzerland may be better in some regards.Nevertheless, even such standards to date have not at all been able to stop widespread illegal and/or inconstitutional EU states bulk surveillance, until Snowden and Max Schrems came along. Furthermore, even if the US and EU states fully adhered to EU standards, it would significantly improve assurance for passive bulk surveillance, but it would do almost nothing for highly scalable targeted endpoint surveillance (NSA FoxAcid, Turbine, hacking Team, etc), against of tens and hundreds of thousands of high-value targets, such as activists, parliamentarians, reporters, etc.

Preserving these rights is crucial to ensuring the democratic functioning of institutions and avoiding the predominance of public and private powers that may lead to a society of surveillance, control and social selection.

“May” lead?! There is a ton of evidence available for the last 2 years that to a large extent we have been living for many years in a “society of surveillance, control and social selection.”

Internet … it is a vital tool for promoting individual and collective participation in democratic processes as well as substantive equality

Since it has emerged to be overwhelmingly a tool of undemocratic social control, it would be more correct to refer to its potential to “promoting individual and collective participation in democratic processes”, rather than a current actual fact.

The principles underpinning this Declaration also take account of the function of the Internet as an economic space that enables innovation, fair competition and growth in a democratic context.

By framing this at the end of the preamble, it makes it appear that privacy and civil rights needs are obstacles to innovation, fair competition and growth, which is not the case, as the Global Privacy as Innovation Network has been clearly arguing for over 2 years.

A Declaration of Internet Rights is crucial to laying the constitutional foundation for supranational principles and rights.

First, there have been about 80 Internet Bill of Rights approved by various stakeholders, including national legislative bodies. Second, a “declaration of rights” can very well be just smoke in the eyes, if those rights are not defined clearly enough and meaningful democratic enforcement is also enacted. There are really no steps towards proper “Supranational principles and rights”, and related enforcement mechanism, except a number of nations bindingly agreeing to them, similarly to the process that lead to creation of the International Criminal Court.

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